LA RIPRODUCIBILITÀ DEL MALE: VOCABOLARIO D'ODIO E FINE DELLE RELAZIONI
Feb 12, 2026
Siamo entrati nell'epoca in cui la natura del male ha trovato una nuova, terribile forma di riproducibilità tecnica. Non si tratta più di impulsi umani, ma di una malvagità procedurale che si insinua nelle pieghe più intime della nostra esistenza: le relazioni. In questo scenario, i media agiscono come ingegneri del livore, spingendo irresponsabilmente la donna ai confini della malvagità. È stato creato un vocabolario d'odio ad hoc, dove termini come "femminicidio" non servono a proteggere, ma a costruire un tribunale permanente che deumanizza l'uomo e lo trasforma in un nemico biologico.
Questa mutazione antropologica viene alimentata quotidianamente dalla spettacolarizzazione del livore. Casi come quello della madre di Noemi, che si inviperisce e marcia su Roma perché non accetta che l'autore di un crimine possa, dopo anni, godere di forme di libertà previste dalla legge, sono il simbolo di questo nuovo sentire. Molti casi di cronaca possono essere ricondotti a questa griglia interpretativa. È il sentimento individuale che pretende di farsi codice penale; è la vendetta che viene venduta come virtù civile. In questo processo, la capacità di accoglienza e di comprensione è stata sostituita da una tecnica di gestione e controllo dell'altro, dove la donna viene addestrata dal sistema a colpire per prima, armata di un rancore mediatico che non ammette replica.
Ma a chi giova questo indebolimento sistematico dei legami? Esiste un disegno politico, lucido e spietato, dietro la distruzione delle relazioni o la loro deriva insostenibile anche per avversi accadimenti sociali : crisi economica, costo della vita, spazi di libertà e affermazione sociale erosi, etc. . Un uomo e una donna divisi, che comunicano solo attraverso il filtri sistemici o non comunicano affatto, sono individui atomizzati e quindi impotenti. L’isolamento è la condizione necessaria per la gestione del potere: dieci milioni di poveri, compressi da una società che ha reso l'organizzazione e il dissenso un lusso impossibile, rimangono confinati nel silenzio.
È questo isolamento programmato il motivo per cui la politica impreparata oggi evita la strada e preferisce la passerella. In strada c'è l'attrito della realtà e lo sguardo degli esseri umani; sulla passerella televisiva, invece, il politico può recitare il suo copione davanti a terminali isolati, incapaci di fare massa critica.
La politica delle passerelle è l'unico modo per gestire una massa di individui che non hanno più una rete relazionale a sostenerli. Se non c'è più legame tra uomo e donna, se la famiglia e la comunità sono state scardinate da un vocabolario di sospetto e di odio, non resta che la delega totale alla macchina burocratica e tecnica.
Siamo di fronte a un declino a un declino delle relazioni non solo sentimentali per inciso, ove molte appaiono camuffate da ipocrisie oggi non più sostenibili che non prevede rivolte, perché il costo della libertà è stato portato fuori dalla portata di chiunque. Il destino di questa enorme massa di poveri, schiacciati tra l'inviperimento mediatico e la miseria materiale, è quello di spegnersi nel silenzio. Un silenzio che non è pace, ma la definitiva irrilevanza di chi ha visto la propria vita ridotta a un'appendice dell'inganno globale.